Pena di morte: il Portogallo ha detto “no” 150 anni fa

Il Portogallo è stato un pioniere assoluto nell’abolizione della pena di morte. Sono infatti passati esattamente 150 anni dal giorno in cui, nel 1867, la pena capitale è stata completamente abolita. Vi era stata già una cancellazione nel 1852, con riferimento ai soli reati politici; nel ’67 l’abolizione venne estesa a tutti i reati. Vi fu una restaurazione circa un secolo fa limitatamente ai crimini di tradimento nel teatro di guerra. Poi con la Costituzione del 1976 (nel primo Capitolo – Diritti, libertà e garanzie personali – del secondo Titolo) con l’articolo 24 ha eliminato ogni incertezza di eccezionalità proclamando, sotto il titolo “Diritto alla vita”, che: “1 – La vita umana è inviolabile; 2 – In nessun caso può comminarsi la pena di morte”.
Il rifiuto della pena di morte, come il rifiuto di ogni forma di tortura e di quelli che nel diritto umanitario si indicano come trattamenti inumani o degredanti, sono tra i fondamenti dei valori etici e dei principi politici e giuridici fissati nello Stato e nella società portoghese. Lisbona, d’altra parte, è attivamente impegnata da molti anni nella promozione dei diritti umani e concretamente partecipa al lavoro diplomatico ancora necessario perché nel mondo si possa attuare una eliminazione globale della pena capitale.
Si tratta, come ha ricordato in questo anniversario il Ministro degli Affari Esteri Augusto Santos Silva, di un lavoro impegnativo e costante articolato su tre livelli complementari: la testimonianza dell’esempio, quale Paese che è realmente antesignano in materia nel mondo civile; l’azione tangibile all’interno delle Organizzazioni multilaterali, per esempio essendo “capofila” dell’Unione nell’ambito del Consiglio d’Europa per la lotta contro la pena di morte. E non è un caso che proprio durante il periodo di presidenza portoghese dell’Unione sia stata organizzata la Conferenza internazionale che ha sancito il 10 ottobre come Giornata mondiale contro la pena capitale. Il terzo livello è quello della puntuale presenza nell’agenda internazionale dei diritti umani. Nel desiderio di essere partner – e non certo giudice o autore di ingerenze – il Portogallo intende sempre far sentire la propria voce contro ogni forma di barbarie e di stravolgimento della giustizia attuato con misure inumane. Lo fa chiaramente e con fermezza, forte di 150 anni di tutela della vita prima di ogni altra cosa.