Estradizione concessa ma Tramonte ricorre alla Corte Suprema

Maurizio Tramonte, arrestato recentemente a Fatima in esecuzione di un mandato di cattura europeo dopo la sentenza di condanna definitiva della corte di Cassazione (ergastolo per la strage di Brescia del 1974), ha giocato l’ultima carta possibile per non rientrare in Italia. I suoi legali hanno presentato ricorso alla Corte Suprema contro la decisione dei giudici portoghesi di Evora che avevano deciso il “via libera” all’estradizione del terrorista italiano. Nei prossimi giorni è atteso il verdetto di ultima istanza, anche se non è possibile escludere qualche lungaggine di natura procedurale.
Tramonte, da oltre un mese
detenuto in un carcere portoghese, si era reso irreperibile quasi in coincidenza con la conferma all’ergastolo per lui e per Carlo Maria Maggi, ritenuti i responsabili della strage di piazza della Loggia che il 28 maggio 1974 provocò 8 morti e 102 feriti. Prima era andato on Francia, poi ad Andorra, quindi in Spagna e infine in Portogallo a Fatima. Proprio a Fatima è stato rintracciato e arrestato senza alcuna opposizione. Ove la Corte Suprema confermasse le decisioni precedenti Tramonte, 65 anni, ex collaboratore dei servizi segreti italiani (nome convenzionale “fonte Tritone”) sarebbe l’unico a finire in carcere definitivamente per la strage di Brescia. L’altro condannato,  Carlo Maria Maggi, 82 anni, in condizioni di salute definite «critiche», ha ottenuto la trasformazione in arresti domiciliari della pena da scontare.