Da sapere

Non abbiamo la pretesa di esaurire tutte le innumerevoli domande che si pone ciascuno al momento di progettare e realizzare la propria emigrazione – breve o lunga – in un altro Paese.
Pensiamo tuttavia che alcune informazioni di base, che poi ciascuno potrà integrare con l’aiuto di amici o di professionisti adeguati, possano essere utili per rendere meno complicata una scelta che, in ogni caso, non è semplice e va meditata con grande attenzione.Abbiamo pensato di organizzare questa pagina sulla base di poche domande, ma essenziali, sperando di dare a tutti almeno un punto di partenza più consapevole.
Se qualcuno desidera scriverci o magari ha quesiti più specifici, nel limite del possibile (e senza fretta, chi ha fretta deve rivolgersi altrove) cercheremo di rispondere in maniera breve e chiara. A scanso di equivoci e di inutili confusioni ci teniamo però a sottolineare che Lusitalians non è un sito di intermediazione immobiliare, non è un’agenzia di consulenza per chi (per le ragioni più disparate) vuole espatriare, non è un consigliere più o meno bravo per furbetti e presunti tali di qualunque tipo.

Perchè scegliere il Portogallo?

La prima risposta, evidente, è quella del clima. Anche se l’acqua dell’Atlantico è freddina quasi ovunque (vi diranno che nell’Algarve sembra un brodino, ma questo lo pensano solo le persone abituate a tuffarsi nel Mare del Nord) le condizioni generali sono buone. Ci sono un paio di mesi piovosi e un paio più freddi, ma complessivamente è corretto parlare di clima temperato; poi, è un’ovvietà, dipende anche dalla regione che sceglierete….
La seconda risposta è che si tratta di un Paese civile, evoluto, con una fase di modernizzazione molto brillante (l’Amministrazione pubblica on-line è una realtà e non un progetto incompiuto), i trasporti pubblici funzionano molto bene a tariffe accettabili, le persone sono gentili e disponibili, la sicurezza generale è decisamente elevata. Quest’ultima affermazione non significa che non esistano borseggiatori nella metropolitana (spesso di importazione) o che nessun appartamento venga mai visitato dai ladri; si tratta però di situazioni percentualmente minuscole rispetto ad altri Paesi.
La terza risposta è che il costo medio per vivere normalmente è minore che in Italia e dunque anche di molti altri Paesi europei; è ovvio che se non potete vivere senza alcune specialità alimentari italiane (care anche in Italia) o pensate di passare da un bicamere in periferia di una città italiana direttamente in un attico che si affaccia su Lisbona, magari spendendo meno, avete indubbiamente sbagliato i conti. E probabilmente potete anche smettere di leggere i nostri “appunti”…

Ma quanto si risparmia vivendo in Portogallo?

Se avete già letto articoli di giornale o visto servizi televisivi nei quali si racconta che con 800 euro al mese in Portogallo si vive da pascià, cambiate giornale, cambiate canale e mettetevi l’anima in pace. Vivere da pascià dovrebbe riguardare i pascià, sempre se le parole hanno un senso.
Se invece volete sapere se si può spendere meno che in Italia, per una vita normale e decorosa, la risposta è certamente affermativa. Tutto sta a ponderare scelte realistiche e con il senso della misura. Tenendo conto che lo stipendio medio portoghese (dal salario minimo al compenso di un grande manager, la media è notoriamente una cosa abbastanza virtuale) è di circa 800 euro, comprenderete che con tale cifra si può vivere. Come? In una casa in affitto in zone periferiche (se si fa riferimento alle città maggiori), limitando l’inutile, usando i mezzi pubblici per gli spostamenti… insomma senza lussi di nessun genere. Se qualcuno vi dice il contrario, provate pure, magari con un viaggio esplorativo di qualche giorno e fate da soli i vostri conti.

E le tasse sulla pensione? E’ vero che non si pagano?

Tra molte iniziative realizzate per favorire la ripresa dopo una lunga crisi sostanzialmente superata, almeno nelle dinamiche più gravi (il Pil portoghese é in crescita da due anni e molti indicatori lasciano ipotizzare un recupero sempre più visibile), la Repubblica Portoghese ha varato alcune iniziative legislative rivolte ad attrarre professionisti qualificati in vari settori, sia per un loro diretto impegno sul territorio sia a fini di interscambio culturale. Uno di questi provvedimenti, che concede ai cosiddetti residenti non abituali una tassazione flat di notevole interesse, ha anche marginalmente previsto un regime speciale, ad alcune condizioni, per i pensionati di nazionalità straniera che stabiliscono la propria residenza, anche fiscale, in Portogallo. Chi accede a questo regime (che non é automatico e non é generalizzato e in ogni caso é rivolto ai titolari di pensioni in prevalenza private frutto di contribuzioni, restando quindi esclusi – ad esempio – i titolari di assegni assistenziali che erroneamente alcuni definiscono “pensioni” sociali) in sede di dichiarazione IRS (la denuncia portoghese dei redditi delle persone fisiche) può optare tra esenzione e credito di imposta. Ove ciò sia possibile, tali pensioni saranno esenti da prelievo fiscale per un periodo massimo di dieci anni non rinnovabili.

Le favole della tv e la disiformazione creano molte aspettative erronee

A volte giornali e tv non sanno come riempire gli spazi. Si tratta di una questione naturale e stagionale. Ora poi che l’informazione diffusa e incontrollata del Web consente a tutti di sbrigliare la fantasia, un tema avvincente come quello di non pagare più le tasse (o comunque di ritrovarsi economicamente più sereni) ha attecchito con facilità. Nel caso della nuova emigrazione italiana della terza età (che nel caso del Portogallo non conta numeri eclatanti, nonostante i massmedia) si tratta, in prevalenza, di una versione accentuata di quello che già accade in Italia: la situazione occupazionale drammatica, soprattutto per i giovani, viene compensata dall’aiuto dei genitori e spesso anche dei nonni. E’ evidente che l’idea di poter aiutare figli o nipoti giovandosi di una “crescita” del proprio reddito abbia attratto parecchie persone, ma, giova ripeterlo, non è certo un fenomeno di massa. Per citare due cifre, una certa e una stimata, ricordiamo che l’ultimo dato ufficiale delle iscrizioni all’Aire (l’anagrafe degli italiani residenti all’estero) segna per il Portogallo la cifra di 4.955 persone al 31 dicembre 2012. Bene, da qualche parte vi diranno che negli anni successivi c’è stata la corsa a trasferirsi (??) in Portogallo: secondo fonti italiane a Lisbona, ufficiali ma non scritte, oggi gli italiani in Portogallo sarebbero quasi 8 mila (nei quali vanno contati quelli che già c’erano, quelli che ci stanno per lavoro – e sono tanti – oppure per ragioni di studio, quelli che si sono trasferiti perchè ci si vive bene punto e basta e anche una percentuali di pensionati). In ogni caso, anche a prender per buone le chiacchiere sulla “grande fuga”, si tratta di una percentuale della popolazione italiana pari allo 0,0131 per cento. Non vi sembra da ridere? Sarebbero queste le cifre che allarmano il fisco di Roma? Lo stesso che per 15 anni offre ai Paperoni di mezzo mondo una flat tax da scampolo, centomila euro l’anno anche per chi guadagna svariati milioni di euro… purchè non sia italiano!